I difetti di refrazione in breve

Cosa significa difetto di vista o difetto refrattivo? Una telecamera digitale perfettamente funzionante trasmette un’immagine nitida in tutti i suoi particolari. Se ciò non avviene, un tecnico può regolarne la messa a fuoco in modo che i raggi luminosi provenienti dall’oggetto osservato cadano perfettamente sul sensore fotosensibile. Anche il nostro occhio può non funzionare perfettamente: ci possono essere delle alterazioni nella messa a fuoco del sistema che necessitano di regolazioni. Tali regolazioni si possono effettuare con lenti aggiuntive esterne (occhiali o lenti a contatto) o con la manipolazione di quelle interne con intervento chirurgico.

 

La miopia

La miopia è un difetto refrattivo molto comune: il sistema ottico è troppo forte per l’occhio che lo esercita per cui le immagini che provengono da un punto lontano vengono messe a fuoco prima di arrivare alla retina. Alla retina arriveranno delle immagini sfocate tanto più quanto maggiore sarà la distanza tra retina e punto in cui l’immagine è messa a fuoco. Sono invece perfettamente a fuoco le immagini molto vicine. Tutto ciò si risolve facilmente con una lente esterna, che dovrà essere tanto più forte quanto maggiore sarà il difetto da correggere. Il potere di questa lente si misura in diottrie. Se una miopia lieve può necessitare di una lente di 4 diottrie, una miopia elevata può arrivare anche al valore di 30-35 diottrie.

 

La capacità visiva

Si parla di capacità visiva intendendo la quantificazione della capacità di un occhio di distinguere cose molto piccole a una distanza standard. Questa capacità si misura in decimi e dipende dalle prestazioni della retina e del cervello. Queste capacità non possono essere modificate, poiché sono determinate geneticamente. Ciò che la chirurgia può ottenere è di mettere il sistema visivo in grado di sfruttare al massimo le proprie potenzialità.

 

L’ipermetropia

A differenza della miopia nella quale il sistema delle lenti dell’occhio (cornea e cristallino) è troppo forte in relazione alla lunghezza del bulbo oculare, nell’ipermetropia il potere refrattivo di tali lenti è troppo debole rispetto alla lunghezza dell’occhio (che di solito è un po’ più corto del normale) per cui l’immagine proveniente da un punto lontano va a fuoco posteriormente alla retina sulla quale quindi l’immagine risulta sfuocata. La particolarità dell’ipermetropia è però data dal fatto che l’occhio automaticamente riesce a mettere a fuoco tale immagine sulla superficie retinica regolando il proprio cristallino come se stesse fissando un’immagine vicina. In pratica è costretto a fare uno sforzo (che noi chiamiamo accomodativo) uguale a quello che tutti facciamo quando vogliamo portare lo sguardo da un paesaggio lontano ad un libro che abbiamo sottomano, solo che tale sforzo si compie anche per fissare immagini poste in lontananza. L’ipermetrope, quando deve fissare qualcosa da vicino è quindi costretto a raddoppiare lo sforzo di accomodazione rispetto al necessario.

Se il disturbo si accentua è indispensabile un occhiale per correggere il difetto ipermetropico e sollevare i meccanismi di messa a fuoco dell’occhio da uno sforzo per loro non più sopportabile. Uno dei problemi che gli oculisti devono risolvere quotidianamente è infatti dato da quei pazienti ipermetropi che non hanno mai portato occhiali e che sono riusciti a convivere con il loro difetto anche abbastanza elevato per molti anni, incominciando tuttavia ad accusare qualche disturbo da stanchezza. La loro situazione è talmente radicata che fanno fatica a tollerare un occhiale (e lo stesso discorso vale anche per una correzione con lenti a contatto o chirurgica) con il quale hanno la sensazione di vedere peggio. È come se ci fosse uno stato di continua contrazione dei muscoli addetti alla messa a fuoco che dopo tanti anni di superlavoro non riescono più a rilassarsi. Dover cambiare modo di vedere e di usare i propri occhi è a volte così difficile che i disturbi soggettivi diventano imponenti. Qualsiasi intervento su un occhio ipermetrope è quindi particolarmente delicato, proprio per le caratteristiche peculiari del modo di vedere di questi pazienti.

 

L’astigmatismo

L’astigmatismo è un concetto non sempre chiaro, ma facilmente spiegabile con un esempio: prendete una bottiglia piena d’acqua e guardateci attraverso. L’immagine che vedrete sarà allungata e diversamente a fuoco sui due meridiani. La stessa cosa si ha su un occhio la cui lente principale (la cornea) non è perfettamente sferica ma ovale (o torica), come schiacciata su due lati. L’immagine risultante sarà quindi deformata a tutte le distanze. Piccoli valori di astigmatismo sono ben tollerati, valori più elevati fanno vedere male e provocano un continuo va e vieni della messa a fuoco per cercare la nitidezza, con affaticamento e possibile cefalea.

A volte l’astigmatismo presenta un certo grado di irregolarità, cioè la cornea è più deformata da una parte piuttosto che dall’altra e questo si può riscontrare già dalla nascita o in seguito a traumi o a interventi chirurgici.

La correzione si effettua con: 1) occhiali con lenti “toriche” (cioè che correggono solo su un meridiano) ed orientate lungo l’asse opposto alla deformazione corneale; 2) con una lente a contatto rigida che sostituisce la superficie schiacciata della cornea con quella regolare della lente; 3) con la chirurgia (una volta con delle incisioni rilassanti, oggi con il laser).

 

La presbiopia

La presbiopia non è un vero e proprio difetto refrattivo, ma è l’incapacità di mettere a fuoco oggetti a diverse distanze. Con l’età i meccanismi che regolano la messa a fuoco dell’occhio si induriscono e finiscono per bloccarsi. A questo punto il fuoco è fisso e per vedere oggetti posti ad altre distanze è necessaria una lente da occhiali. Con diverse gradazioni di occhiali si focalizza quindi il punto che ci interessa (c’è bisogno di lenti sempre più forti man mano che vogliamo vedere oggetti più vicini) e logicamente se vogliamo mettere a fuoco da distante bisogna toglierli. La presbiopia ha diverso effetto a seconda del tipo di occhio. Un occhio “normale” (che noi chiamiamo emmetrope) non ha bisogno di alcuna correzione per vedere da lontano, mentre per mettere a fuoco da vicino dopo che è insorta la presbiopia ha necessità di lenti “positive” da 2 o 3 diottrie a seconda della distanza che serve. Un occhio miope da lontano ha bisogno degli occhiali ma, fortunatamente, per vedere da vicino non ha bisogno di nulla (o di lenti in ogni caso più deboli ) in quanto la sua “messa a fuoco naturale” è a breve distanza. Un occhio ipermetrope invece è il più disturbato dall’insorgere della presbiopia: da lontano ha bisogno di una correzione positiva e da vicino di una correzione positiva ancora più forte con un’addizionale di 2 o 3 diottrie a seconda della distanza alla quale si vuole vedere.
La presbiopia è un fenomeno progressivo che inizia a farsi notare attorno ai 40 anni e continua fino a circa i 60. Ad accomodazione bloccata per mettere a fuoco a 30 cm abbiamo bisogno di una lente di 3 diottrie (che, come detto sopra, andrà sommata o sottratta alla correzione per lontano).
In età da presbite se c’è la necessità di vedere contemporaneamente da lontano e da vicino o se c’è un difetto già per lontano o ancora se abbiamo la necessità di mettere a fuoco oggetti a diverse distanze, l’occhiale migliore è il progressivo, con una lente che aumenta di potere positivo man mano che si sposta lo sguardo verso il basso. Oltre agli occhiali per correggere la presbiopia ci sono delle lenti a contatto multifocali: queste lenti sono fatte in maniera tale che una parte di esse mette a fuoco le immagini lontane ed una parte le immagini vicine. Il nostro cervello può selezionare quale delle immagini serve e quindi vedere sia da lontano che da vicino senza nessun altro ausilio. Non sono però sempre confortevoli e non tutti si abituano perché la presenza contemporanea di immagini a fuoco a diverse distanze può dare confusione e far vedere annebbiato. Lo stesso principio si applica alla chirurgia della quale parleremo più approfonditamente nelle prossime pagine.